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Intervista nella casa dell'artista - Settembre 2006

DUNQUE, ANNE, PERCHÉ DIPINGI?

Perché non fare ciò per cui si ha passione? Ho sempre voluto fare questo, non ho mai pensato di fare qualcos'altro! Non c'è nient'altro che riesca a darmi lo stesso brivido - Quando parto con un lavoro, a un certo punto del processo creativo qualcosa inizia a cambiare e l'opera comincia a mostrare una sua identità. Questo è il momento in cui il lavoro inizia ad insegnare qualcosa a me . E' una soddisfazione immensa.

SEI SODDISFATTA DI TUTTO QUELLO CHE FAI?
No, naturalmente! E' un processo continuo di valutazione e aggiustamento. Spesso sono talmente critica verso il mio lavoro che lo interrompo, giro il quadro contro la parete oppure copro la scultura con un panno per un paio di settimane e lavoro a qualcos'altro. Il tempo mi aiuta a riacquistare l'obiettività e a identificare i dettagli che non mi soddisfano.

DA DOVE CREDI CHE ARRIVI QUESTA PASSIONE PER LA PITTURA DI NATURA E ANIMALI?

Senza dubbio, anche dall'essere cresciuta in una fattoria. Oltre ad essere un contadino mio padre era, però, anche un appassionato naturalista. E' lui che mi ha instillato il profondo rispetto per il mondo animale, vegetale e per l'ambiente insegnandomi ad osservare le cose con attenzione e pazienza - un requisito essenziale per fare carriera nelle arti figurative. Mia madre, invece, era un'insegnante e come tale mi ha incoraggiata sin dall'infanzia a disegnare tutto quello che mi circondava.

QUANDO TI SEI RESA CONTO DEL TUO TALENTO?
Avevo circa sei anni. Ero a scuola e ci avevano detto di copiare l'immagine di una lontra da un libro. Ricordo di aver dato delle sbirciate ai disegni degli altri compagni di classe e di essermi domandata perché non l'avevano copiata bene. Ricordo anche lo sbalordimento e lo stupore dell'insegnante quando si avvicinò per vedere il mio disegno. D'altra parte, se in quel momento avessi avuto anche la più piccola ambizione essa svanì nel momento in cui la maestra mi esortò a mostrare a tutti gli altri bambini come copiare un'immagine 'correttamente', facendo di me la più antipatica della classe! A parte questo, il talento naturale non è che l'inizio - come per ogni vocazione, è lo sviluppo del talento che richiede uno studio e una pratica assidui. L'impegno richiesto per diventare un'artista professionista è paragonabile a quello di uno scienziato professionista.

PERCHÉ HAI OPTATO PER UNA LAUREA IN SCIENZE NATURALI INVECE CHE IN ARTE?

Nei primi anni Settanta la maggior parte delle accademie d'arte era focalizzata sull'arte 'astratta'. Quello che, invece, desideravo ardentemente fare io era imparare a disegnare in modo preciso, rappresentare forme solide con valori, eccellere nelle discipline tradizionali dei mastri che tanto amavo: nella pittura a olio e ad acquarello, nel disegno a pastello, nell'incisione all'acquaforte e altri tipi di stampe. Pertanto, i miei colloqui di ammissione alle varie accademie d'arte mi lasciavano sempre sconcertata: era come se non parlassimo la stessa lingua. Una volta un professore mi chiese addirittura se me la sentivo di costruire un banalissimo cancello in legno! Come figlia di un contadino potete ben immaginare la mia reazione.
Disperata, mi rivolsi agli artisti professionisti per un loro consiglio. Uno di questi fu Keith Shackleton, allora Presidente della Royal Society of Wildlife Artists. Egli mi esortò a terminare gli studi accademici prima di concentrarmi sull'arte e il suo consiglio fu di inestimabile valore. La laurea in zoologia non solo mi fornì una comprensione profonda e minuziosa dell'anatomia e del 'funzionamento' degli animali ma anche l'abitudine alla disciplina e alla precisione richieste dallo studio delle scienze - una base solida per un futuro nelle arti figurative.

COSA TI HA SPINTO IN ITALIA?
Alla fine trovai una scuola che parlava la mia stessa lingua! Mi dissero di una scuola di disegno e pittura a Firenze tenuta da una tale Signorina Nerina Simi, coetanea di Pietro Annigoni. Feci domanda e mi venne offerto un posto. Appena varcai la soglia dello studio seppi che avevo trovato quello che cercavo; l'odore della legna bruciata nella vecchia stufa, lo strato di polvere formatosi per il continuo affilare dei carboncini e l'atmosfera creata dagli studiosi concentrati in gruppo attorno a un modello vero, reale... era davvero un posto serio! Il programma del primo anno prevedeva disegno con particolare attenzione al soggetto e al controllo del chiaroscuro . Dopo aver padroneggiato questi due punti si poteva passare al mondo meraviglioso dei colori. La 'Signorina', già nei suoi novant'anni, era una maestra affascinante che, allo stesso tempo, incuteva soggezione perché esigeva disciplina e dedizione da parte di tutti noi. Ella riuscì ad infondere amore, rispetto e gratitudine in tutti i suoi studenti verso ciò che ci insegnava. Alla fine del corso non riuscii a trovare una ragione per andarmene dall'Italia - quale posto migliore per lanciarsi nella carriera di artista se non la città in cui nacque il Rinascimento?

QUANDO SEI RIUSCITA A RENDERTI INDIPENDENTE E A VIVERE DELLA TUA ARTE?
A parte gli anni dell'infanzia non ricordo altri periodi in cui non ci riuscii. Mentre gli altri studenti integravano le loro borse di studio lavorando nei bar, nel mio tempo libero facevo acqueforti. Durante le vacanze facevo ritratti di persone e animali su commissione e guadagnavo discretamente con l'illustrazione di libri e disegni per copertine. Tutte queste attività mi aiutarono a finanziare successivamente i miei studi in Italia.
'Sfondai' nel 1983 quando mi venne offerta la possibilità di fare una mostra personale a Londra, West End, alla King Street Gallery. Una volta che il mio nome cominciò a circolare mi si aprirono altre porte che mi condussero fino a un rapporto di collaborazione di grande successo con la Jane Neville Gallery alla quale sono poi sempre rimasta legata.

DA CHI HAI IMPARATO A FARE I BRONZI?
Da un vecchio maestro artigiano che viveva vicino a Firenze. Visto che questo antico procedimento (vedi 'Come sono fatti i bronzi') mi aveva sempre affascinato decisi di provarci. Feci un modello del mio gatto in argilla. Andai da lui con quello che io ritenevo una maquette definitiva per chiedergli di fare una fusione in bronzo. Anziché accettare subito il lavoro, il vecchio artigiano tenne una lezione su forma, materiali e tecniche e mi spedì a casa per rifare il modello ex novo! Probabilmente, però, avrà pensato che la fatica che gli costavo gli sarebbe stata ripagata; mi tormentò incessantemente per settimane intere fino a quando non riuscii a raggiungere il livello professionale che esigeva...solo allora fu pronto per la fusione. Quel primo tentativo finì per essere un corso intensivo nelle classiche tecniche di scultura e bronzo.

TI RITIENI PIÚ UNA PITTRICE O UNA SCULTRICE?
Qualcuno ha mai fatto questa domanda a Degas? Ci sono dei momenti in cui voglio dipingere e altri in cui voglio scolpire - l'uno non sostituisce l'altro. Dipingere e disegnare in due dimensioni danno sicuramente soddisfazione; tuttavia, per me, il passaggio al gradino superiore fu un'evoluzione naturale, volevo provare a creare in tre dimensioni. Infatti, è un modo diverso di vedere le cose, un modo completamente diverso di lavorare. Con la scultura riesco ad esprimere i movimenti e le forme mentre con la pittura l'atmosfera e la luce.

QUALI SONO GLI ARTISTI CHE HANNO ESERCITATO LA MAGGIOR INFLUENZA SUL TUO LAVORO?
Il mio primo amore fu Corot. Il modo in cui tratta la luce e lo spazio fece vibrare le corde della mia anima di adolescente. Poi, naturalmente, man mano che la mia arte si evolveva cambiavano anche gli influssi. In generale sono ancora molto affascinata dagli artisti degli ultimi del XIX secolo/primi del XX secolo - Corot esiste ancora, poi ci sono Sargent, Clausen, Liljefors e l'eloquenza di Monet con il suo uso particolare dei colori. Edgar Degas ha sempre esercitato una grande influenza su di me sia per quanto riguarda il disegno che per la scultura. Poi ci sono i disegni anatomici di Leonardo da Vinci, le acqueforti di Rembrandt, gli studi meticolosi sulla natura di Dürer; tutti mi hanno insegnato qualcosa. Tuttavia, alla fine, è importante appartenere al proprio tempo e utilizzare quanto si ha imparato per riflettere quello che ci circonda.

COSA TI HA SPINTO A INSEGNARE ARTE?
A dire il vero, non 'insegno' arte in senso tradizionale. Quello che faccio è condividere quanto ho imparato negli ultimi trent'anni con la gente che vuole veramente apprendere .
I miei corsi sono focalizzati su disegno e tonalità, luce e colori ma alla fine tutto quello che un insegnante può fare è trasmettere agli altri quello che si sa e che si ama, sperando che sappiano farne tesoro. L'obiettivo dei miei corsi non è mandare a casa gli studenti con un quadro di cui essere fieri ma migliorare la loro capacità di percezione affinché possano lavorare con passione e diventare dei pittori più bravi.

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